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Il cioccolato ha una
forte valenza sociale e la propensione a regalare
cioccolato evidenzia elementi distintivi quali la
condivisione, lo scambio, l’incontro, la
comunicazione. In genere è legato a ricordi
d’infanzia, a situazioni piacevoli, richiamando alla
mente sensazioni di calore, tranquillità e
benessere. Ma è anche uno dei simboli della
trasgressione alimentare, per il suo essere
allusivo, dolce, morbido. Del resto, nel momento in
cui Linneo classificò la pianta da cui deriva il
cacao nel 1734, aveva già capito tutto: la chiamò
Teobroma cacao, ovvero “bevanda degli Dei”.
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| Qualità innanzitutto
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Ed allora il consumo abituale e continuo di
cioccolato non è certo compatibile con chi ha un
metabolismo non proprio adolescenziale (sarebbe
assurdo proporlo quotidianamente nella dieta di
un sedentario), ma il dietologo “saggio” può
trattare saltuariamente la concessione del
cioccolato in una dieta ipocalorica, purché
considerata una trasgressione “negoziata” per
far meglio rispettare più importanti dettami
dietetici.
A questo punto ovviamente il consiglio si
indirizza verso un cioccolato di qualità,
privilegiando i prodotti che prevedano una
elevata percentuale di cacao, un utilizzo
esclusivo di burro di cacao (grasso saturo che
però non influenza negativamente il profilo del
colesterolo) e che siano provvisti di
un’etichetta che riporti la data di scadenza.
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| Perchè fa bene alla salute
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Nessuna demonizzazione: il cioccolato non è
l’alimento criminale per antonomasia, nemico
di ogni girovita appena sbocciato, ma nemmeno un
alimento panacea, in quanto, sia esso al latte,
fondente o farcito, resta un alimento
ipercalorico e ad elevata densità energetica.
Dispone tuttavia
di una serie di piccoli pregi che ne fanno uno
“sfizio” accettabile. Ha un potere saziante
superiore a quello di una torta cremosa; se
“puro”, ovvero senza grassi vegetali diversi dal
burro di cacao, ha un profilo lipidico
sicuramente migliore rispetto alle barrette
dolci e alle patatine. Possiede sostanze “non
energetiche” come la teobromina, la
feniletilamina e la stessa caffeina,
che sono
stimolanti e blandamente
antidepressive.
Quello fondente, infine, racchiude flavonoidi
che hanno manifestato effettivi benefici
sull’apparato cardiovascolare, mentre quello al
latte, più debole sotto quest’aspetto, si
riscatta come discreta fonte di calcio.
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Il cioccolato
per il buonumore
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Funziona altresì come un “riequilibratore
dell’umore”, dando un immediato effetto
di benessere, ma i principi attivi in
esso contenuti (in primis la anandamide)
sono comunque blandi e non determinano
effetti negativi come per droghe ed
alcool. Non esiste evidenza scientifica
che il consumo di cioccolato possa
essere collegato all’obesità. Ovviamente
nessun alimento può far ingrassare di
per sé: dipende da quanto se ne mangia e
il cioccolato è un alimento ad elevata
densità calorica. Erroneo anche
enfatizzare quegli studi che concludono
che 80-100 g al giorno di cioccolato (su
giovani adulti sani) portano effettivi
benefici al cuore, perché ovviamente
misurano un effetto solo, e sul breve
termine. In dulcis: buon senso,
moderazione e che sia cioccolato di
qualità! |
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| Perchè il cioccolato ci rende felici |
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Sotto il profilo neurofisiologico si può sostenere che il cioccolato
contiene una certa quantità di feniletilamina,
(la stessa sostanza che produce il cervello
quando ci innamoriamo!), responsabile di quel
senso di ebbrezza e di felicità, nonché vari
tipi di grassi insaturi che riproducono gli
effetti delle sostanze attive della canapa
indiana. Di certo un alimento non si
caratterizza per un unico elemento e il
cioccolato ha qualcosa, al di là della
feniletilamina, che lo differenzia dal latte e
derivati.
È infatti l’insieme di elementi, di “comparse”
rispetto all’attore principale, che conferiscono
al cioccolato quel peculiare sapore e odore, che
evocano a livello cerebrale sensazioni che altri
alimenti, magari con lo stesso protagonista, non
riescono ad imprimere. La “recita” digestiva ha
tanto più successo quanto più è presente il
ruolo delle “comparse”. Non bisogna dunque
imputare gli stati d’animo solo ai nutrienti, ma
sono emozionanti anche gli “affetti”, le forze
che ogni individuo attribuisce loro in quanto
depositari di ricordi.
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