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Cultura e tradizioni Il Cioccolato Il cioccolato
 
Il cioccolato
un “peccato di gola” che fa bene alla salute
 
Dr. Angelo Bianco
Specialista in nefrologia e in scienza dell’alimentazione; consulente dietologo presso la casa di cura di Abano Terme; esperto in agopuntura, fitoterapia, floriterapia di Bach e fiori australiani.

Il cioccolato ha una forte valenza sociale e la propensione a regalare cioccolato evidenzia elementi distintivi quali la condivisione, lo scambio, l’incontro, la comunicazione. In genere è legato a ricordi d’infanzia, a situazioni piacevoli, richiamando alla mente sensazioni di calore, tranquillità e benessere. Ma è anche uno dei simboli della trasgressione alimentare, per il suo essere allusivo, dolce, morbido. Del resto, nel momento in cui Linneo classificò la pianta da cui deriva il cacao nel 1734, aveva già capito tutto: la chiamò Teobroma cacao, ovvero “bevanda degli Dei”.

 
Qualità innanzitutto

Ed allora il consumo abituale e continuo di cioccolato non è certo compatibile con chi ha un metabolismo non proprio adolescenziale (sarebbe assurdo proporlo quotidianamente nella dieta di un sedentario), ma il dietologo “saggio” può trattare saltuariamente la concessione del cioccolato in una dieta ipocalorica, purché considerata una trasgressione “negoziata” per far meglio rispettare più importanti dettami dietetici.

A questo punto ovviamente il consiglio si indirizza verso un cioccolato di qualità, privilegiando i prodotti che prevedano una elevata percentuale di cacao, un utilizzo esclusivo di burro di cacao (grasso saturo che però non influenza negativamente il profilo del colesterolo) e che siano provvisti di un’etichetta che riporti la data di scadenza.

 
Perchè fa bene alla salute

Nessuna demonizzazione: il cioccolato non è l’alimento criminale per antonomasia, nemico di ogni girovita appena sbocciato, ma nemmeno un alimento panacea, in quanto, sia esso al latte, fondente o farcito, resta un alimento ipercalorico e ad elevata densità energetica.
Dispone tuttavia di una serie di piccoli pregi che ne fanno uno “sfizio” accettabile. Ha un potere saziante superiore a quello di una torta cremosa; se “puro”, ovvero senza grassi vegetali diversi dal burro di cacao, ha un profilo lipidico sicuramente migliore rispetto alle barrette dolci e alle patatine. Possiede sostanze “non energetiche” come la teobromina, la feniletilamina e la stessa caffeina, che sono stimolanti e blandamente antidepressive.
Quello fondente, infine, racchiude flavonoidi che hanno manifestato effettivi benefici sull’apparato cardiovascolare, mentre quello al latte, più debole sotto quest’aspetto, si riscatta come discreta fonte di calcio.

 

Il cioccolato
per il buonumore

Funziona altresì come un “riequilibratore dell’umore”, dando un immediato effetto di benessere, ma i principi attivi in esso contenuti (in primis la anandamide) sono comunque blandi e non determinano effetti negativi come per droghe ed alcool. Non esiste evidenza scientifica che il consumo di cioccolato possa essere collegato all’obesità. Ovviamente nessun alimento può far ingrassare di per sé: dipende da quanto se ne mangia e il cioccolato è un alimento ad elevata densità calorica. Erroneo anche enfatizzare quegli studi che concludono che 80-100 g al giorno di cioccolato (su giovani adulti sani) portano effettivi benefici al cuore, perché ovviamente misurano un effetto solo, e sul breve termine. In dulcis: buon senso, moderazione e che sia cioccolato di qualità!

 
Perchè il cioccolato ci rende felici

Sotto il profilo neurofisiologico si può sostenere che il cioccolato contiene una certa quantità di feniletilamina, (la stessa sostanza che produce il cervello quando ci innamoriamo!), responsabile di quel senso di ebbrezza e di felicità, nonché vari tipi di grassi insaturi che riproducono gli effetti delle sostanze attive della canapa indiana. Di certo un alimento non si caratterizza per un unico elemento e il cioccolato ha qualcosa, al di là della feniletilamina, che lo differenzia dal latte e derivati.

 

È infatti l’insieme di elementi, di “comparse” rispetto all’attore principale, che conferiscono al cioccolato quel peculiare sapore e odore, che evocano a livello cerebrale sensazioni che altri alimenti, magari con lo stesso protagonista, non riescono ad imprimere. La “recita” digestiva ha tanto più successo quanto più è presente il ruolo delle “comparse”. Non bisogna dunque imputare gli stati d’animo solo ai nutrienti, ma sono emozionanti anche gli “affetti”, le forze che ogni individuo attribuisce loro in quanto depositari di ricordi. 

 
 
 
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