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Il mito della longevità nella cultura cinese
 


Eh sì, per i cinesi “vivere a lungo senza invecchiare” 長生不老 changsheng bulao, è sempre stata una diffusa aspirazione sin dai tempi più antichi e la morte prematura era ritenuta una delle peggiori disgrazie.
Nei ristoranti cinesi, anche qui in Italia, si trovano quasi sempre formule augurali incise sulle bacchette: 祿福壽宜康 lu, fu, shou yi kang “ emolumenti, felicità, longevità e ottima salute”. Ovunque, incastonati nelle decorazioni

 

parietali, ammiccanti nelle stoviglie, compaiono i caratteri 福 fu – felicità/fortuna; 雙喜 shuangxi – doppia felicità, augurio agli sposi novelli; 壽 shou – longevità, augurio agli anziani.
 

 

Forse anche per questo i cinesi eran soliti salutare l’imperatore con la formula: 萬歲萬歲萬萬嵗 Wan sui, wan sui, wan wan sui! “Diecimila anni, diecimila anni, diecimila diecimila anni!” Formula in uso anche in Giappone: Banzai! – “diecimila anni” per l’appunto – che dopo la seconda guerra mondiale assunse per gli occidentali una connotazione poco positiva, esattamente come la parola kamikaze – “vento degli dei” – originariamente il tifone che nel XIII secolo distrusse la flotta cino-mongolo-koreana quando tentò d’invadere il paese del sol levante.

 

Nei templi cinesi il primato della longevità spetta agli alberi. Mentre le strutture architettoniche vengono spesso ritoccate, ricostruite o completamente rifatte negli anni, gli alberi, qualora raggiungano una certa età, vengono amorevolmente preservati e fatti oggetto di venerazione, poiché son testimoni viventi del tempo e dei gloriosi avvenimenti.

Capita spesso di vedere visitatori cinesi ignorare quasi l’architettura per soffermarsi invece ad ammirare gli alberi secolari posando per vivaci foto ricordo; shou ru nanshan zhi song 壽如南山之松 “longevo come un pino dei monti meridionali” – è una frase spesso oggetto di splendide opere calligrafiche donate in augurio agli anziani.

In Cina è tutto un brulicare di simboli di longevità o immortalità, che in cinese è una sola parola: shou 壽 “lunga vita”; tra gli animali soprattutto la gru (鶴 he), la tartaruga (龜 gui) e il daino (鹿 lu). Povere tartarughe cinesi! Portando sul dorso un guscio tondo come la volta celeste e sul ventre una lastra piatta come la terra, erano considerati animali sacri e come tali usati nei sacrifici e nelle divinazioni, nonché per gustosi brodini corroboranti e salutari, in grado di assicurare, ovviamente….. lunga via! La tartaruga, dicono i cinesi, può vivere mille anni… cuochi permettendo!
 

 

Perché la tartaruga è longeva e la lepre no? Perché la tartaruga è lenta e la lepre veloce. La velocità esaurisce rapidamente l’energia vitale (氣 qi), per questo i ricercatori della lunga vita praticano la respirazione ispirandosi a quella della tartaruga: lenta, sottile, profonda e continua, al fine di nutrire e preservare la propria energia vitale.
Le tecniche di “nutrimento vitale” (養生 yangsheng) hanno radici antichissime in Cina. Tracce archeologiche ne testimoniano la pratica già nel 350 a.C.
 

 

“Inspirando ed espirando, inalando e soffiando secondo diversi metodi assorbono il qi puro per espellere quello torbido. Si stirano come uccelli e si scrollano come orsi, sono gli adepti del Daoyin, gente che nutre la forma per ottenere la longevità emulando il vegliardo Pengzu”

   
 

Così parlava Zhuangzi 莊子, filosofo taoista del IV sec. a.C. Evidentemente la leggenda del vegliardo Peng 彭祖 e dei suoi settecento anni di vita, esercitò grande fascino sui cinesi, e lo esercitò sugli alchimisti taoisti, che nel tentativo di distillare l’elisir di lunga vita scoprirono casualmente l’alcool: un ennesimo contributo cinese alla cultura gastronomica mondiale. La grappa fu un elisir poco efficace nella via verso l’immortalità, ma per contro donò piacevoli momenti e straordinarie poesie: il grande poeta Li Bai 李白 morì annegato poiché ebbro cercò di abbracciare la luna specchiata nelle acque del lago.

 


Molti furono i metodi coltivati dai cinesi nei secoli per assicurarsi la longevità: calligrafia, meditazione, dietetica, agopuntura, farmacopea, arti marziali. Regolare il respiro, controllare la mente, dirigere il corpo, praticare posture che favoriscono la corretta circolazione dell’energia vitale, questi sono ancora oggi, come ai tempi di Zhuangzi, i metodi del Daoyin 導引
(anche detto Qigong 氣功), la disciplina per eccellenza nella via per conservare la salute e allungare la vita.

Fabio Smolari
Laureato in Lingue e Letterature Orientali all'Università di Venezia, diplomato in Qigong all'ISEF di Pechino, presidente della Daoyin Yangsheng Gong - Italia, segretario della European Daoyin Federation, da anni è impegnato nella ricerca e divulgazione della cultura cinese con particolar riferimento alle tecniche del corpo. Ha partecipato a numerosi incontri e seminari, collabora attivamente con riviste di settore nazionali ed estere, insegna Taijiquan, Qigong, lingua cinese e arte del tè.

   
   
   
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